La storia del drago


Questa audioregistrazione è stata fatta durante la seduta con D., che ha 11 anni e frequenta la I Media.

Questa del 21 Ottobre 2014, è la nostra seconda seduta.

Il problema che stiamo affrontando, D. e io, è la sua balbuzie.

Poco prima di iniziare questa registrazione, a D. è stata spiegata la fisiologia del linguaggio. Una cosa molto semplice, che tutti facciamo senza nemmeno saperlo: il rapporto tra respirazione e fonazione.

In questo caso, con D. tale spiegazione è basilare e da qui si deve partire. Perché, se è vero che, all’origine, vi possono essere cause psicologiche dietro la sua balbuzie, ancor più vero è che D. deve conoscere e sapere come funziona il “meccanismo” linguaggio.

Il sapere è una forma del potere, e D. deve conquistare questo potere sul proprio linguaggio. Durante il Primo Colloquio, D. aveva detto: Non sono io che comando il linguaggio, ma è il linguaggio che comanda me”. E, in effetti, la sua forma di balbuzie è caratterizzata, molto, da questo tipo di errore: un eloquio molto veloce, fino al punto di non saper più rispettare le pause inspiratorie. E, a volte, compaiono anche delle sincinesie (movimenti del corpo non voluti, in questo caso del volto, dovuti a un eccesso di sforzo, di lavoro fisico, usato durante l’esecuzione della funzione linguaggio): D., in quelle situazioni, sembra “non orientarsi” più all’interno della propria respirazione, proprio a causa del linguaggio e velocità/ansia, che, senza che lui né lo sappia né lo voglia, lo spingono a cercar di terminare subito il proprio racconto o esposizione.

Dopo aver fatto appositi esercizi, finalizzati alla conquista e alla consapevolezza di una adeguata respirazione in rapporto al linguaggio, propongo a D. di fare un disegno. L’invito viene accolto di buon grado: scopro che D. è un ottimo disegnatore, e, in pochi minuti, nella nostra seduta, nella nostra stanza, appare un drago. E su questo drago, chiedo a D. di inventare una storia.

L’audio, qui pubblicato, contiene questa storia narrata, in estemporanea, appunto, da D. Ne succedono di tutti i colori: un drago tra contadini, pescatori e paesaggi vari.

Ma l’audio è anche interessante  perché D., nel vivo di una conversazione e narrazione, sta imparando (ripeto, siamo alla seconda seduta) a gestire il proprio linguaggio, in rapporto alla velocità e alla respirazione.

Inventare una storia mentre la si narra, crea una certa calma interna: nemmeno l’autore, a volte, sa come andrà a finire. Quindi, non è “calamitato” dal desiderio/ansia di raccontare la fine della vicenda. E, anzi, gusta il piacere della narrazione, restituendo al linguaggio il piacere di un percorso. E, allora, la narrazione di storie, diventa davvero una ricerca sul proprio linguaggio. Viene a mente Italo Calvino. E, comunque, nella sezione “le storie di Mattia”, spiego ulteriormente perché, in questo tipo di sedute, sia importante dedicare del tempo alla narrazione di storie inventate. Anche in sedute con gli adulti.

Tutti questi audio e video sono pubblicati in questo sito, grazie all’autorizzazione dei genitori degli autori.

Ascoltateli.
 

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