La storia di Samuele


La storia di “Samuele” è una Storia di Libri.
E’ stata narrata durante una seduta. Una seduta per la cura della balbuzie dei bambini o dei pre-adolescenti.

Come nasce una storia
Prima di inventare questa storia, “Samuele” aveva fatto alcuni disegni, che poi mostra alla videocamera all’inizio del racconto.
Questi disegni hanno la funzione di “scaletta” del racconto che “Samuele” sta creando, racconto che poi prenderà sostanza proprio nel vivo della registrazione. Si tratta quindi di una storia, che prende sempre più forma nella mente di “Samuele”, fino a definirsi proprio nel momento del racconto orale.

Perché narrar storie?
Sull’importanza e il ruolo del narrar storie, dentro alla logica di un percorso per la cura della balbuzie  - ma non solo in questa logica -  rimando a quanto ho scritto in questo sito nella presentazione del video di “Diego”, che invece narra una storia di faraoni.
Durante la narrazione, il linguaggio di “Samuele” scorre fluidamente, pur se si avvertono ancora alcuni “errori” nell’impostazione respiratoria. Che rappresentano il modo specifico e tutto personale, in cui si manifesta la balbuzie di “Samuele”. E su questo stiamo lavorando, anche con appositi e dedicati esercizi.
Nella “Storia dei Libri”, è importante notare come la costruzione della vicenda narrata, e il suo snodarsi, renda il parlante attento e consapevole sia nella gestione tecnica del linguaggio, che nella gestione del costrutto narrativo: “Samuele” non “corre” col suo parlato a finire velocemente la propria storia, ma rispetta perfettamente i tempi del narratore, mostrando anche un certo qual piacere sia verso il proprio linguaggio che verso la storia che sta inventando.
E’ un’esperienza importante, nel percorso di rieducazione della balbuzie. Perché insegna al parlante la necessità e la capacità di condurre  - col pensiero e la parola -  il proprio parlato secondo i tempi imposti dalla fisiologia del linguaggio.
Nella balbuzie, si verifica molto frequentemente che quando il soggetto parlante racconta un episodio (un’impresa sportiva, un goal realizzato, un’interrogazione, un litigio tra compagni, una gita, un’impresa), il suo coinvolgimento emotivo lo spinge a velocizzare, spesso anche ai massimi livelli, il proprio parlato. Con conseguenze, spesso, di una manifestazione piuttosto evidente ed accentuata, della balbuzie.
Il “raccontar storie”, quindi, presenta una duplice utilità: 1. Attraverso la storia narrata, ed inventata, il parlante esprime, comunica il proprio mondo. 2. L’esperienza linguistico-narrativa così vissuta, costituisce la scoperta di un modo nuovo, un modo altro proprio per lui, di narrare e di parlare.
Dovrà memorizzare, interiorizzare questa capacità, e usarla nella quotidianità del suo linguaggio. E non solo nella stanza del terapeuta.
 
 
 

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