Le storie di Mattia



I file che qui presento, sono audioregistrazioni fatte durante una seduta con Mattia, che ha dieci anni.
Mattia ed io ci stiamo occupando della sua balbuzie, e, a un certo punto della seduta, decidiamo di raccontare alcune storie, che inventeremo seguendo il metodo dell’improvvisazione. 

La narrazione di storie inventate è un momento importante, all’interno di una seduta. Con i bambini, ma anche con adolescenti e adulti. Perché stimola l’espressività, perché la narrazione avviene su  contenuti simbolici, perché il narratore non avverte, nella seduta, alcun limite  -né linguistico né contenutistico-  alla propria comunicazione. E perché si inventano metafore, sempre molto utili nel colloquio psicologico; perché la narrazione di storie inventate presuppone una spontaneità della persona e una comunicazione, comunque legata alla propria interiorità. E, ovviamente, perché è un ottimo esercizio del linguaggio: nella cura della balbuzie, ci si deve occupare del rapporto fonazione/ respirazione, delle pause inspiratorie, della pronuncia dei fonemi, della fluidità della frase, del rapporto pensiero/linguaggio e della velocità del linguaggio. Tutto questo è lo scopo implicito delle storie narrate, che rendono piacevole, o almeno dovrebbero renderla, la ricerca di un nuovo approccio tecnico, appunto, al linguaggio.

In queste registrazioni qui presentate, io, prima, ho detto a Mattia che avremmo usato il registratore per riascoltare le sue storie. Mattia si è detto d’accordo, e ha iniziato. Evidentemente, la cosa lo divertiva molto, come si può sentire dal tono della sua voce. E questo “divertimento” di Mattia si concretizza nella formula da lui scelta e adottata. Che è la formula della filastrocca: il leit motiv è: perché lui sapeva che, perché lei sapeva che, lui aveva capito che, ripetuto con insistenza durante tutto il racconto. Come se Dante si fosse divertito a ripetere all’infinito il suo Io credo ch’ei credette ch’io credessi. Ne risulta un racconto circolare, dove le situazioni si ripetono e la rappresentazione di un evento cede, per lo più, il posto all’esercizio linguistico, invitando il parlante a velocizzare il ritmo, fino a entrare in una visione anche musicale del proprio parlato. Superfluo è, quindi, sottolineare l’utilità fonico-respiratoria di un tale esercizio, la sua portata “sperimentale” anche sul piano della fluenza e della velocità. Perché se la velocità del linguaggio è proprio uno dei problemi presentati dalla balbuzie, la sua soluzione non è necessariamente il rallentamento espositivo, ma anche una consapevolezza, una maestrìa, un dominio sul proprio parlato giocando al “linguaggio veloce”, sulla scia di una estemporanea filastrocca. Mattia ha inventato da solo questo tipo di esercizio, tutto condotto sul divertimento e il giocare con il linguaggio. E, ascoltandolo, si sente la sua creatività e la sua serenità nei confronti del proprio parlato. Buon ascolto: sono sequenze brevi, ognuna solo di alcuni minuti.
 
 

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