Il primo colloquio

Il Primo Colloquio


Termine tecnico della Psicologia: su richiesta della Persona interessata, avviene un incontro con lo Psicologo per dialogare su un determinato problema.
Nel caso della balbuzie, tale colloquio ha già, per ovvi motivi, il potere di indicare allo Psicologo l'entità del problema linguistico, nelle sue oggettive manifestazioni.

La balbuzie non è mai uguale a sé stessa: può variare molto, da momento a momento. Ma lo Psicologo, attento e di buon orecchio, ne coglie subito la portata.
La Persona, racconta, inoltre, come -soggettivamente- vive la propria balbuzie: condizionamenti, rinunce, ansie, timori, ecc. E’ un aspetto importantissimo di tutta la problematica, ancora più importante della reale portata ed entità della balbuzie, nelle sue manifestazioni fonetiche.

Da parte sua, il terapeuta, dopo aver ascoltato, spiega la propria visione e interpretazione della balbuzie, per poi esporre come intende affrontare la cura della balbuzie di quella Persona. La quale, alla fine di questo colloquio, viene invitata a una riflessione, prima di decidere di iniziare la terapia. Se la Persona decide di non iniziare la terapia, il Primo Colloquio le avrà comunque fornito alcuni strumenti per elaborare, anche da solo, le tematiche esposte.

Il Primo Colloquio con i bambini


Quando la persona direttamente interessata alla cura della balbuzie è un bambino, tale colloquio avviene, all'inizio, alla presenza di uno o di entrambi i genitori, per poi proseguire solo con il bambino, mentre i genitori sono nella sala di attesa.

La proposta terapeutica, per usare termini tecnici, viene fatta direttamente al bambino, ovviamente con parole adeguate. Il che, sempre parlando di balbuzie, è piuttosto semplice, perchè si parla di linguaggio, di respirazione, di giochi da fare con il linguaggio, di disegni, di giochi, di teatro delle marionette, ecc. (gli strumenti classici del lavoro dello psicologo con i bambini).
Il bambino, in questo caso, è cosciente del proprio problema di balbuzie, quindi disponibile all'ascolto delle parole dello psicologo.

Alla fine del colloquio, i genitori tornano nella stanza dove hanno lasciato il proprio bambino, e a loro viene ripetuta la proposta terapeutica. In alcuni casi (pochi), è necessario un incontro ulteriore con i genitori, per spiegare più dettagliatamente il problema e come si intende affrontarlo, anche con il loro aiuto.
Spesso, questo ulteriore colloquio viene fatto anche per telefono.

Se il bambino è molto piccolo (tre-quattro anni), i genitori restano nella stanza per tutto il tempo del colloquio.
Generalmente. Comunque, si cerca, poi, di condurre l'eventuale cura della balbuzie senza la presenza dei genitori.

Vi sono anche casi in cui il primo colloquio viene fatto solo con i genitori, il bambino non viene mai visto dallo psicologo, e la cura della balbuzie si svolge con periodiche sedute con i genitori (o uno dei genitori): dove si affronta la dinamica dei rapporti figlio-genitori, e si danno concrete indicazioni o istruzioni tecniche rispetto al linguaggio del bambino.

Il Primo Colloquio nello Studio De Pas


Nello Studio De Pas, il Primo Colloquio è un metodo di indagine aperto, mira all'aspetto qualitativo, non è una raccolta di dati da standardizzare, ricerca la variabilità dei temi e la flessibilità della comunicazione. Si svolge come una conversazione, in cui l'intervistatore ha una propria mappa da seguire, ma la usa non rigidamente ed è molto attento alle direzioni che l'intervistato vuole prendere. È un'intervista aperta, che prende anche in considerazione la sfera emotiva che intercorre tra la persona e lo psicologo, oltre che la dinamica verbale (il linguaggio e le altre modalità espressive).
Lo psicologo è un osservatore partecipante, le sue domande variano di volta in volta, non prevedono mai risposte chiuse o prestabilite, ma sempre aperte; pone domande generalmente dirette (cioè con uno scopo manifesto); ha un comportamento attivo: spiega, se necessario, le proprie domande e interviene per dare un proprio contributo personale (spiegazioni o punti di vista o impostazioni teoriche, espresse con la dovuta chiarezza e semplicità). Può scegliere di dirigere il colloquio, se ritiene necessario farlo contro possibili dispersioni della conversazione, oppure seguire la strada non-direttiva, accogliendo - da subito - lo strumento ascolto e limitandosi a intervenire per organizzare e chiarire quanto esposto dalla persona intervistata.

 

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