“Parlo/non parlo, taccio/non taccio”

"Parlo/non parlo, taccio/non taccio"


La Balbuzie è complessa e contraddittoria comunicazione: alla base c’è il conflitto tra il parlare e il non parlare, tra il tacere e il non tacere. Parlare è temuto per la possibile balbuzie, ma anche per quella messa in gioco di sé, sempre implicita per tutti, nell’enunciazione del proprio pensiero.
Tacere è temuto perché esclude dalla relazione sociale, o anche perché possibile segnale di ostilità.


La cura della balbuzie è interdisciplinare


Quindi, la cura della balbuzie è interdisciplinare: perché la balbuzie non è un disturbo del linguaggio. E’, invece, disturbo della relazione, che si manifesta attraverso il sintomo balbuzie. E la relazione -il rapporto con il mondo esterno- a sua volta trova il proprio punto debole nella comunicazione verbale: il circolo vizioso. Ansia, timore, conflitto: sono i sentimenti, anche consapevoli, che caratterizzano spesso, nel parlante balbuziente, la relazione e la comunicazione. La cura della balbuzie, quindi, è di dominio della psicoterapia. Ma una psicoterapia capace, per prima cosa, di accogliere il sintomo, il disagio linguistico-comunicativo, che è la vera e consapevole motivazione, che spinge la Persona al desiderio e alla richiesta del cambiamento, verso la fluenza del proprio linguaggio.



Il lavoro linguistico-fonetico... ‣

 
 

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