La balbuzie si cura recitando

La balbuzie si cura recitando


Matteo Speroni
Pagina 47 (22 giugno 1993) - Corriere della Sera

Modi e mode: regista e psicologo insegnano a parlare speditamente

La balbuzie si cura recitando

Allo spazio Sipario una terapia fondata sulle tecniche teatrali

In piedi, lo sguardo magnetico, la voce profonda e il pugno chiuso sul petto nell'enfasi espressiva, Maurizio sta recitando "Uomo del mio tempo" di Quasimodo, con un trasporto che lascia pensare alle prove per una rappresentazione pubblica. Ma lui non è un attore, e probabilmente non ha nessuna intenzione di diventarlo, proprio come i suoi cinque compagni di corso che si trovano tutti i martedì sera in via San Marco 34, alla scuola di recitazione curata da Mario Mattia Giorgetti.

Perché allora tanto impegno? Per un motivo davvero singolare: "I sei ragazzi stanno affrontando un ciclo di otto lezioni con lo scopo di curare la balbuzie, grazie all'aiuto di tecniche teatrali", spiega Giorgetti, quindici anni d'insegnamento alle spalle, direttore artistico del Teatro Olimpico di Vicenza (per la prosa), dal 1984 alla guida del mensile "Sipario". E aggiunge: "Il progetto è nato in collaborazione con Roberto De Pas, lo psicologo che da tempo segue i miei nuovi allievi".

Una volta alla settimana De Pas si sposta dal suo studio di via Maddalena 1, videocamera sotto braccio, per studiare gli effetti dell'originale "setting" terapeutico: un grande seminterrato dove si respira un'aria da "cave" parigina, che ha il pregio di non mettere in soggezione il novello attore e di creare un'atmosfera sdrammatizzante. "Si deve tener presente - precisa lo psicologo - che la recitazione funziona come supporto di un programma di cura più ampio: non sostituisce, ma affianca le classiche sedute, e i primi risultati di questa sinergia sono senza dubbio soddisfacenti". Tanto che i due inattesi colleghi di lavoro hanno già in mente di riprendere il progetto a settembre con, in più, l'idea di preparare un vero spettacolo a fine corso. Arte, creatività e terapia s'intrecciano, dunque, passando per le tecniche di immedesimazione nel personaggio. Così, quando Marcello, altro giovane allievo, dopo alcuni tentativi riesce a entrare nella parte del "vecchio che narra una storia", scatta una molla e la parlata diventa fluida. O quando Diego, tra le pagine di un dialogo di Jonesco, trova quel suo "io" sicuro e deciso che, senza mediazioni fatica invece a riconoscere, "s'innesta la marcia giusta", per dirla con Giorgetti.

Che imposta le lezioni sul rapporto tra le diverse forme di linguaggio: gesto, sguardo e parola. Le tre componenti si armonizzano nell'espressione e il difetto scompare. "Ovviamente - conclude De Pas - il presupposto essenziale per la guarigione è l'assenza del sintomo anche nella vita quotidiana, e non soltanto nell'ambito della finzione scenica". Ma Clorinda, unica ragazza del corso, assicura di poter oggi contare su "un patrimonio interiore nuovo, una fiducia fondata sui risultati ottenuti". Infatti lei, secondo lo psicologo, è praticamente guarita.

 
 

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