La poesia salva le parole

La poesia salva le parole



Una serie di lezioni all'interno del nostro Corso di Teatro per la Cura della Balbuzie e delle difficoltà espressive, organizzato dal MOMAMAMO TEATRO.


I poeti lavorano di notte

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

(da "Destinati a morire")


Stefano Raimondi ci legge questa poesia di Alda Merini.
Con questi versi dà il via alla sua terza lezione del Seminario “La Poesia salva la Parola”, organizzato dal MOMAMAMO TEATRO, all’interno del Corso di Teatro per la Cura della balbuzie e delle difficoltà espressive.

Per noi, è importante assistere alle letture di un poeta, alla sua dizione, alle sue pause, al suo tono di voce. Anche alle sue emozioni. Di lettore e di poeta. Questa lettura è anche il mezzo, il pretesto, il prijom per dirla col linguaggio dei registi russi dei primi del Novecento, l’introduzione: per parlarci dell’importanza della parola nella poesia. Non a caso abbiamo dedicato a questo tema, poesia e parola, tre nostre giornate. Dice Raimondi:


1. La poesia leva, più che mettere, le parole. Quindi, una capacità di sintesi, totalmente funzionale all’espressività. Ma anche un omaggio al lettore (ascoltatore) e alla sua libertà interpretativa, affinché questi se ne impossessi, la faccia propria e la viva secondo la propria interiorità. Qui sta il fondamento della comunicazione.

2. Le parole hanno una storia. La loro storia personale, ma anche la storia di quel poeta, in quel particolare momento. Le parole hanno la loro storia e sono la nostra storia, di ognuno di noi.

3. Le parole hanno un tu.

4. La parola deve essere responsabile e rigorosa.

5. Con la parola, ci esponiamo. E non possiamo farne a meno


E la lettura?

La lettura è un movimento di uscita, che deve anche tornare indietro. Grazie a chi ci ascolta. La lettura è parte della nostra vita. L’arte della lettura è un gesto di trasformazione: lèggere non è mai atto puro, c’è sempre qualcosa di noi, del lettore. La lettura è rivelazione di sé. La lettura maneggia e manipola il testo. La consapevolezza di questo percorso intimo del lettore, durante l’atto del leggere, fa della lettura un atto del sé, che, quindi, dice, manifesta qualcosa di noi.

Quindi la lettura è un atto di relazione.

Anche perché, senza il lettore, la poesia non serve a nulla. Quindi, il lettore diventa parte integrante della poesia: e i suoi occhi si muovono con la fissazione sulla pagina scritta, e con il salto verso gli ascoltatori/ascoltatore. Ma anche fissazione come percezione delle lettere scritte, e salto come percezione del loro suono.
La fissazione è proprio quella della macchina fotografica, da cui, poi, parte il movimento della lettura. Perché la lettura è movimento. E tale fisicità di movimento comporta, e richiede, i luoghi della lettura e la postura del lettore. La lettura, la lettura all’Altro, crea una dimestichezza col proprio essere nella lettura, quindi col proprio corpo. Da questa coscienza della nostra postura, del nostro corpo, deriva il mutamento dell’opera che stiamo leggendo, la sua trasformazione attraverso il nostro intervento. E, nello stesso modo, i libri ci chiamano, non li scegliamo, e, nelle nostre mani, diventano oggetti trasformati dalla nostra persona. Lo scrittore e critico Ezio Raimondi ha dedicato un suo libro all’ Etica del lettore, pubblicato da Il Mulino: in quale tempo e in quale spazio ha luogo il singolare, fragile evento della lettura? Da queste domande prende avvio il breve saggio che Ezio Raimondi, ha dedicato al leggere. È un atto apparentemente semplice, un gesto quotidiano, eppure leggere è un rapporto complesso fra due persone, l'autore e il lettore, che ha luogo attraverso un testo. Chi legge fa vivere un testo, lo realizza, mettendosi così in comunicazione con l'altro, con una diversità. Nel leggere è implicata la disponibilità ad ascoltare, a entrare in relazione, a non prevaricare l'altro con la propria individualità. Esiste dunque un'etica della lettura, che è fatta di filologia e passione, capacità di intendere e disponibilità a mettersi in gioco.

Ovviamente, il lettore che legge all’ascoltatore trasmette a questi tutto il “ materiale” per una relazione con l’opera che, così, moltiplica e attua il proprio potenziale trasformativo. Il Reading. In questa fase del lavoro del MOMAMAMO TEATRO, stiamo privilegiando la lettura pubblica e i relativi esercizi: la postura, la respirazione, le pause, l’articolazione, il rapporto dell’attore con il pubblico, lo sguardo dell’attore. I testi della lettura sono tratti dalle poesie di Stefano Raimondi, tratte dalla raccolta Per restare fedeli, ed. Transeuropa, e Oranona, ed. Prova d’Artista, con disegni di Valeria Manzi.

Gli esercizi di lettura nella cura della balbuzie hanno importanza fondamentale, perché consentono al lettore di stabilire con il proprio “parlato” un rapporto di conoscenza, quindi di dominio. Un dominio e una sensazione di potere sul linguaggio che, poi, si trasferirà anche sulla gestione della conversazione spontanea, del dialogo con il tu; per stabilire sincronia tra fonazione e respirazione; per percepire e conquistare, nell’uso della propria parola, la capacità di “tenere”, dominare, la trasformazione del pensiero pensato in pensiero parlato, quale è l’atto del comunicare: un percorso, un processo che devono tener conto dei tempi imposti dalla fisiologia del linguaggio.

La lettura, così concepita, porta il lettore alla consapevolezza del proprio strumento linguistico e di come usarlo, giungendo a una demistificazione della balbuzie. Il linguaggio si disvela al parlante in tutte le propriepotenzialità.Parlare diventa, allora, un gesto di ricchezza e creatività e non più un ansiogeno atto cui molto malvolentieri ci si deve sottoporre. Si impara a giocare e a divertirsi con il proprio linguaggio.

La lettura della poesia possiede la capacità di accentuare la creatività del lettore/interprete. La poesia è una composizione che deve essere rispettata dal lettore. La sua lettura riempie anche lo spazio bianco del foglio, che è spazio bianco della poesia. Il lettore deve andare a capo secondo i versi, deve rispettare l’a capo. La lettura resterà pura lettura: la parafrasi è la morte della poesia.La parola deve essere sostenuta, data, offerta, letta con lentezza. Ogni verso della poesia è il peso del romanzo, lì dentro contenuto. Non dobbiamo correre. E dobbiamo far sentire le parole della poesia. Anche per dare al lettore il tempo di capire.


La poesia del novecento ha abbandonato, o quasi, l’uso della metrica. Spesso può essere compatta, cioè senza strofe.

Lo spazio bianco della poesia è la voce del lettore, e non solo del poeta. Cui, il lettore deve portare rispetto. Perché il poeta è uno speleologo, o, se volete, un palombaro: dipende solo dalle vostre preferenze. Il mare e la terra. Forse rivolto al cielo. Di fatto, scopre i tesori. Che, una volta portati a galla, non devono crollare.

Si è tenuta l’11 febbraio 2015, la prima lezione del seminario di Stefano Raimondi, poeta e critico letterario, La poesia salva le parole.
Questo percorso di accostamento all’arte della parola, vuole innescare proprio questa ricerca, questo ritrovamento. Una ricerca che porterà alla luce delle parole capaci di essere complici di una nostra autobiografia emotiva, oltre che reale, in grado di mostrare l’evidenza di un meravigliarsi, ancora, di noi stessi e del mondo che ci circonda. Stefano Raimondi (Milano, 1964) poeta e critico letterario, laureato in Filosofia (Università degli Studi di Milano). Sue poesie sono apparse nell’Almanacco dello Specchio (Mondadori, 2006) e su Nuovi Argomenti (2000; 2004). Ha pubblicato Invernale (Lietocolle, 1999); Una lettura d’anni , in Poesia Contemporanea. Settimo quaderno italiano(Marcos y Marcos, 2001); La città dell’orto, (Casagrande, 2002 - Premio Sertoli Salis 2002); Il mare dietro l’autostrada(Lietocolle, 2005); Interni con finestre (La Vita Felice, 2009); Per restare fedeli (Transeuropa, 2013 – Premio Marazza 2013). È inoltre autore di saggi come: La ‘Frontiera’ di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (1935-1941), (Unicopli, 2000); Il male del reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e René Char, (CUEM, 2007); Portatori di silenzio, (Mimesis, 2012) e curatore dei seguenti volumi: Poesia @ Luoghi Esposizioni Connessioni, (CUEM, 2002) e [con Gabriele Scaramuzza] La parola in udienza. Paul Celan e George Steiner, (CUEM, 2008). È tra i fondatori della rivista di filosofia “Materiali di estetica”. Collabora a “PULP libri”, “Bookdetector”, “QuiLibri”, “Poesia” e tiene corsi sulla poesia in diverse associazioni culturali e strutture scolastiche. Curatore del ciclo d’incontri “Parole Urbane”. Svolge inoltre attività di consulenza editoriale, docenza presso la Libera Università dell'Autobiografia ed è tra i fondatori dell'Accademia del Silenzio. E' stata posta una domanda a tutti i presenti, che dovevano rispondere poi con un breve scritto: cos'è la parola?.

Trascrivo alcune risposte dei nostri partecipanti al corso.

1. La parola è l'avverarsi del pensiero: il potenziale si realizza in un percorso senza fine, che è la ricerca di sé con sé e di sé con gli altri. La parola libera dai vincoli, nel momento stesso in cui ci crea il vincolo del linguaggio. La gabbia apre le sbarre per farci scoprire le gabbie, altre, da cui liberarci.
2. la parola è un fluido che permette di porre in relazione le persone. E' ciò che esprime la nostra musicalità e quella dell'altro.
3. La parola è un ponte che comunica delle idee da una a più persone.
4. la parola è una modalità espressiva di sentimenti, emozioni o anche solo informazioni.
5. Con la parola comunichiamo e, come degli artisti, ceselliamo il nostro messaggio per esprimere qualcosa di noi.

Ecco, qui di séguito, alcuni appunti presi durante la lezione di Stefano Raimondi La Poesia salva la Parola, tenuta presso lo Studio De Pas.
Le Parole pro-fferite creano l'incontro con tutto ciò che le parole hanno di potenziale. Le parole vengono scelte e trascelte. La parola poetica si carica di esperienze: io non vedo differenza tra la poesia e la stretta di mano (Paul Celan), perché la parola va incontro all'altro. E se noi prestiamo cura alle parole, le parole si cureranno di noi. La parola diventa, allora, un rimpatrio, perché ci fa tornare a casa, ci permette, cioè di essere in noi, per gli altri, e quindi riconosciuti, cioè conosciuto anche da me stesso.La parola è un'aderenza, una pelle.
Le parole si -e ci- prendono per mano, noi vogliamo conoscere le parole che ci danno sostanza, e ci fanno "tornare a casa", consentendoci una sempre maggiore conoscenza di noi stessi.
Le parole vanno protette e la parola va modellata.
Viene quindi posto, ai presenti, questo metaforico quesito:
Se uno Stato dittatoriale volesse bruciare tutti i dizionari, quale parola salvereste? Una sola parola da salvare: la vostra, quella con cui pensate o sperate di poter sconfiggere quella dittatura. Quale parola?
Pensateci anche Voi, che state ora leggendo. Quale parola?
Stefano Raimondi ci ha raccontato, poi, queste parole scritte, in prosa, da Antonio Porta: io scrivo poesie per vendicare tutti i bambini.



La Seconda Lezione di Stefano Raimondi. (18/2/2015)

Domanda:Che cos’è la poesia?
I presenti rispondono, in forma scritta.
Potreste ripondere anche Voi che mi state leggendo. E, poi, farmi avere la Vostra risposta.
Le risposte non sono ancora state consegnate, e Stefano Raimondi inizia la lettura de
I Limoni, di Eugenio Montale:
I limoni
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.

La parola si fa traccia: secondo il filosofo francese Emanuel Lévinas, la parola è una traccia, cioè un reperto, una possibilità di un ritrovamento. Mentre il tempo diventa il passato che passa, la parola rimane solida, sempre presente nel tempo: una traccia di noi stessi. A questo si aggiunge, nella poesia, che la parola, quindi la parola poetica, è carica di un’esperienza: si carica dell’esperienza del dire, dell’eaperienza del linguaggio. La poesia crea un deposito di pensiero e di sensazioni in chi la sente, in chi l’ascolta.

Antonio Porta: Scrivo poesie per vendicare tutti i bambini. Le persone presenti sono invitate a commentare questa “poesia in prosa” del poeta contemporaneo A. Porta.
Riporto alcuni interventi:
1. Mi ricorda il Piccolo Principe.
2. La poesia e le vicende umane.
3. La poesia imbriglia il bambino. Ed è giusto che lo faccia. Ma, nello stesso tempo, gli toglie la libertà e la spontaneità comunicativa.
4. La poesia libera tutto.
5. Ai bambini è tolta la libertà da parte del potere del linguaggio, che risiede nel mondo adulto.

E altri interventi ancora.
Di fatto:
la parola poetica diventa parola condivisa e riempita dai lettori, dai fruitori della poesia medesima. Dice sempre qualcosa di noi. Porta lo straordinario nell’ordinario. La poesia è un’avventura linguistica, perché si conosce il punto di partenza, ma non di arrivo.
E’ un’offerta: bisogna saper tirar fuori, pro-fferire, autorizzarsi a dare, per condividere, per dare una parola “universale”, che vogliamo che sia scambiata, ricambiata: la poesia deve lasciare, dietro di sé, intorno a sé, uno spazio abitato, che è il frutto della magia dell’ascolto. Lo spazio abitato è l’ascolto, ma anche quel che lascia dentro di noi dopo quell’ascolto.
E, dopo Antonio Porta, Andrea Zanzotto.


Mai mancante neve di metà maggio Chi ti ostini a salvare?

Il primo verso è quello che con le sue M e N riproduce visivamente il saliscendi puntuto delle piccole vette delle Prealpi bellunesi che dal Solighese e Coneglianese si vedono far da sfondo ai colli. Io, dalla finestra di casa, miracolosamente maestose e pure, le vedo ogni volta rinascere dalla sacra impurità delle nubi che spesso le vestono. Stefano Raimondi ci legge e ci raffigura visivamente, scrivendone il primo verso, la capacità delle parole di raffigurare il paesaggio. Io ho voluto riportare, più sopra, scritte in neretto, anche le parole di Paolo Steffan, che, nel sito "Corrente Improvvisa", pubblica anche la foto di quella catena delle Prealpi:
montiLe Prealpi bellunesi viste da Castello Roganzuolo, 16-5-2012

Pubblicato da Paolo Steffan a 05:35 TU.

Il TU è pronome sempre molto presente nella parola poetica. Ed è il TU che fa diventare la poesia una stretta di mano. L’interlocutore è personaggio basilare nella poesia.
E lo è nel nostro parlare, nel nostro interloquire, dialogare.
Questo aspetto della Poesia -l’interloquire col tu- è, essenzialmente, ciò che mi ha spinto ad organizzare questo seminario, all’interno dell’attività del MOMAMAMO TEATRO: rivolgersi al TU, nel nostro quotidiano, entrare nella logica di una parola, anche quella non-poetica, che noi vogliamo offrire, donare al nostro TU, senza il quale il nostro io ben poco potrebbe fare. La rieducazione della balbuzie è, essenzialmente, la valorizzazione di questa comunicazione col tu.
Ma chi è questo interlocutore della poesia? Nella poesia, non lo conosciamo, il poeta non lo conosce, è un estraneo. Così come lo siamo noi per noi, che, però, attraverso la parola usata, impariamo sempre di più a conoscerci e a conoscere il TU, di fronte al quale viviamo, parliamo, agiamo Ed è per questo -ci dice Stefano Raimondi- che la poesia è il messaggio nella bottiglia. Che cerca, appunto, il tu.


IL MESSAGGIO IN UNA BOTTIGLIA

Osip Mandel'štam

[da: “Dell'interlocutore” in La quarta prosa,1928]

“Ognuno ha i propri amici. Perché un poeta non si dovrebbe rivolgere ai suoi, a persone a lui vicine per natura? Il navigatore in difficoltà getta nelle acque dell'oceano una bottiglia sigillata con il proprio nome e il racconto della propria sventura. Molti anni dopo, vagando per le dune, io ritrovo nella sabbia questa bottiglia, leggo la lettera, conosco la data dell'evento e le ultime volontà dell'annegato. Ho il diritto di farlo. Non ho aperto una lettera altrui. Il foglio sigillato era indirizzato a chi avrebbe trovato la bottiglia. L'ho trovata io. Dunque sono io il misterioso destinatario! La lettera non è indirizzata a nessuno in particolare. Ciò non di meno essa ha un destinatario: colui che per caso noterà la poesia nella sabbia […] Quando parliamo/scriviamo noi cerchiamo il viso dell'interlocutore.

Paul Celan

[da: Allocuzione Premio Brema- 1960]

“La poesia, essendo non per nulla una manifestazione linguistica, e quindi dialogo per natura, può essere un messaggio nella bottiglia, gettato nel mare nella convinzione – certo non sempre sopportata da grande speranza – che esso possa un qualche giorno e da qualche parte essere sospinto a una spiaggia, alla spiaggia del cuore, magari. Le poesie sono anche, in questo senso, in cammino: esse hanno una meta. Quale? Qualcosa di accessibile, di acquisibile, forse un “TU” o una realtà, aperti al dialogo.”

 
 

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