Matematica: l’approccio del bambino al problema

Matematica: l'approccio del Bambino al problema.


La discalculia riguarda la difficoltà a eseguire le operazioni aritmetiche, il calcolo matematico.
Il che può indurre l'Alunno verso un rifiuto di tutto il mondo della matematica: l'insuccesso causa problemi di autostima. Che è più grave ed importante. Da evitare sempre, quindi!
Partiamo, invece, dal presupposto che le difficoltà possano anche stimolare il desiderio di saperne di più, il desiderio di un confronto costruttivo con l' "oggetto difficile". Non è impossibile: in gran parte dipende, questa possibilità, dagli adulti, dal loro modo di affrontare e di sottoporre un determinato problema. In alcuni casi può essere più difficile, in altri meno: ma sempre l'adulto (insegnante, genitore, psicologo) deve cercare quel tipo di approccio alla matematica, capace di incuriosire, anche di divertire, comunque di stimolare l'alunno. L'adulto deve riuscire a trasmettere:
il piacere del progetto, l'investimento emotivo che un progetto comporta,
e la capacità di attuare continui "spostamenti", "cambiamenti" nel proprio modo di pensare. Il modo di pensare, in questo caso, è più importante rispetto a quel che si pensa.
 Perché questi (il piacere del progetto e la capacità di cambiamento) sono i requisiti necessari a qualsiasi percorso di ricerca. E la rieducazione della discalculia è un percorso di ricerca. Da modellare di volta in volta sulla specifica Persona. Perché la consapevolezza della centralità dello studente nel processo d'apprendimento rende improponibile un percorso stabilito a priori come valido per tutti, e caratterizza piuttosto l'insegnamento come un'attività che richiede continuamente la soluzione, e ancora prima l'individuazione, di problemi (Rosetta Zan, Problemi e convinzioni, Pitagora Editrice Bologna, 1998, p. 2).
Qui mi occupo, allora, del Problem Solving: che è quel percorso mentale e creativo tramite cui si immagina, si concepisce, si struttura una determinata strategia da attuare per risolvere un qualsiasi problema: Che può essere matematico, scolastico, ma anche reale. Reale, nel senso che molto spesso gli alunni sentono una distanza concreta tra problemi reali e problemi scolastici (e spesso sentono giusto!). Reale, perché un "gioco" che invita a cercar strategie per problemi "non-scolastici" può avere la capacità di riconciliare il nostro studente o alunno con la parola "problema". Inoltre, il problem solving non necessariamente prevede l'uso del calcolo matematico, limitandosi, appunto, a richiedere il reperimento di strategie risolutive. Che è anche attività creativa, in quanto molto spesso un determinato problema può prevedere vari tipi di risposte. E la risposta prescelta da quell'alunno avrà anche la capacità di parlarci di lui, delle sue preferenze, tendenze e modi di pensare. Della sua persona.
In senso più diretto, l'uso del Problem Solving permette di individuare eventuali carenze (o, invece, capacità) nella necessità di individuare i dati utili, la strategia da seguire e relativa pianificazione, e infine la soluzione. Inoltre consente all'adulto di conoscere i comportamenti del ragazzo, andando oltre il successo o l'insuccesso. E, soprattutto, conoscerne, per capirli, gli errori.
Che tipo di problemi proporre, allora, se vogliamo seguire questa linea didattico-rieducativa? Linea che, per altro, io considero assolutamente necessaria. Certamente anche non sufficiente, perché manca l'esercitazione sul calcolo matematico. Ma, partendo da una visione della persona come struttura, dove cioè le parti in gioco sono in reciproco e continuo rapporto di "mutuo aiuto", l'attività del cercar strategie è ineludibile, anche per le possibili gratificazioni che possono derivarne. Inoltre, qualsiasi attività didattica deve differenziarsi al proprio interno e anche sconfinando in altre discipline. Ma voglio rispondere alla domanda: quale tipo di problemi? Devono essere riferiti, nel loro oggetto, alla quotidianità dell'alunno e alle sue passioni del momento: la spesa da fare, la "paghetta", gli amici, lo sport, la bicicletta, ecc. Il "problema" deve essere motivante. E deve fornire, per esempio, dati in eccesso (perché vengano scelti quelli davvero utili) o in difetto (perché vengano richiesti quelli necessari). Si possono usare gli orari ferroviari, piuttosto che cataloghi di vendita. E, poi, anche l'adulto dovrà attingere alla propria creatività, inventar storie e su queste "crear problemi". Un gioco divertente e soprattutto utile: non investe il sapere e le nozioni, ma coinvolge la progettualità e la strategia. Che serve anche per fare bene i conti.
Scrivetemi pure, se ne avete bisogno.

 
 

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