Il disegno di Marco



Testo:
"Questa è la descrizione di un signore di nome ROBERTO DE PAS. Fin dalla prima volta che ho visto Roberto ho pensato che sarebbe stato uno dei miei migliori amici.
Lui è molto simpatico, però la cosa più bella di lui è che mi fa ascoltare della musica bellissima.
Roberto è molto alto, e se proprio vogliamo essere precisi, è alto 1 e 83.
Egli ha dei baffi spessi, degli occhiali rotondi e i capelli ricci."


Marco

Marco frequenta la IV Elementare. Gli piace molto disegnare, e, di recente, ha trovato nello studio della chitarra una nuova passione.

Segue le lezioni di musica con una maestra, e, di frequente, suona la chitarra insieme al padre, che gli fa ascoltare anche dischi di gruppi vari.

Una volta la settimana viene nel mio Studio, per curare la sua balbuzie. Le nostre sedute si svolgono secondo modalità, che lui stesso, di fatto, ha voluto istituire: si siede, mi chiede un foglio (“grande”), le matite (“soprattutto il verde, colore della speranza”), oppure anche solo una penna (come nel caso del disegno qui riprodotto, con la sua autorizzazione e quella dei Genitori).
Mentre disegna, mi racconta oppure risponde alle mie domande.

Il percorso della nostra terapia della balbuzie è da definire, senza né dubbi né pretese di trionfalismi, ottimo.

Il suo linguaggio, oggi, scorre molto fluidamente anche fuori dalla “stanza terapeutica”. Mi racconta della scuola, della sua musica, degli amici e delle amiche, dei suoi genitori e di sua sorella più grande.
Durante la seduta, poi, lasciamo il disegno per fare degli esercizi col registratore: sono delle storie che lui inventa, su mia richiesta, oppure storie “a due voci”, che noi due inventiamo alternandoci nella prosecuzione del racconto.
La registrazione di queste storie, poi, viene “trasportata” in una chiavetta USB, che potrà riascoltare a casa, se e quando lo vorrà.
Alla fine della seduta, arriva la madre di Marco e ci tratteniamo alcuni minuti tutti e tre insieme, raccontandoci l’un l’altro.

In una delle ultime volte, il linguaggio di Marco, parlando con la madre in mia presenza, ha assunto velocità notevole, tipica della balbuzie. Creando proprio un cambiamento del suo “parlato” rispetto a quanto si era verificato fino a pochi minuti prima , quando parlava solo con me. Nell’incontro successivo gli ho chiesto il motivo e Marco mi ha risposto: “Ho fatto apposta”.

In questa frase ci sono contenuti vari, su cui non è il caso di dilungarsi in questa sede. E che rientrano nella mia impostazione terapeutica.

Termino questa presentazione del disegno, riferendomi più direttamente al disegno stesso: prima di tutto, Marco ha disegnato una serie di strumenti musicali a corda, con il nome del relativo marchio di fabbrica.
Disegnando, mi raccontava delle musiche che aveva ascoltato a casa. Io gli ho proposto, allora, l’ascolto dei Pink Floyd, che non conosceva. E gli sono piaciuti molto. Abbiamo, quindi, portato avanti la nostra seduta con esercizi del linguaggio e racconti di storie varie. Dopo di che, Marco ha voluto scrivere, nello spazio che si trovava sopra il disegno delle chitarre e dei bassi, il testo che si può leggere nel medesimo foglio del disegno.

Quel che trovo io interessante di questo “prodotto” di Marco sono questi due insegnamenti:

  1. Le sedute per la cura della balbuzie non sono protocollabili: si devono adattare alla personalità del paziente, rispettarne le specificità per puntare alla loro creatività. Quindi devono essere individuali. Salvo programmare alcune, poche, sedute di gruppo, come verifica delle dinamiche interpersonali da quel paziente stabilite. E queste sedute possono essere pensate in ambiente eterogeneo, cioè non solo con persone che presentano balbuzie.
  2. Il rapporto che si stabilisce tra terapeuta e paziente è, ovviamente, importantissimo. E il terapeuta riuscirà a stabilire un ottimo rapporto, se e perché non si sovrapporrà alla personalità del proprio paziente, o “pazientino”. Il che potrebbe accadere, qualora volesse imporre solo esercizi di fonetica, o, peggio ancora, strani modi di parlare -cantilenati o strascicati- con la pretesa di curare la balbuzie. In realtà, solo violando la personalità e l’umanità della Persona che ha davanti. La quale non accetterà mai quella “toppa” linguistica come antidoto alla balbuzie. Perché la balbuzie, la si cura riportando il linguaggio alle regole della fisiologia del linguaggio. Che può sembrare una banalità. In realtà è la colonna portante di una terapia che vuole rompere con le mistificazioni dei “metodi”, per aprire il varco alle potenzialità del parlante.



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