Psicoterapia

La Psicoterapia è un percorso che avviene tra due (psicoterapia individuale) o più persone (psicoterapia di gruppo). È un percorso pianificato, consapevole, e strutturato secondo accordi ben precisi (il contratto, sempre specifico e riferito a quella particolare alleanza terapeuta/paziente).

Il suo scopo: intervenire, attraverso mezzi psicologici, per lo più verbali, ma anche non-verbali, su comportamenti e/o situazioni di disagio o sofferenza, per procedere verso una mèta, insieme elaborata.
Tale mèta viene indicata con il termine cambiamento, caratterizzato o da una riduzione dei sintomi, o da una modificazione della struttura della personalità, o da un uso nuovo del proprio pensiero, maggiormente costruito sull’incontro ragione/emozione. O da tutte queste cose, insieme. Capaci di determinare, nella Persona, costruttivo accoglimento e accettazione verso sé stessa, quindi verso il mondo esterno.

Una Psicoterapia avviene secondo metodiche differenti, che si rifanno alle Scuole di appartenenza del terapeuta, alla sua formazione, e alla sua personale elaborazione.

Vi sono criteri di suddivisione, che consentono di comprendere l’estesissimo settore del pensiero psicoterapico:
  • Psicoterapie basate sul Rapporto umano paziente / terapeuta.
  • Psicoterapie basate su procedure tecniche.
  • A metà tra le prime due, ci sono le forme di cura basate sulla suggestione (es. la psicoterapia ipnotica): si vuole accedere al potenziale del paziente, e renderlo esplicito nella sua quotidianità.
Questa suddivisione avviene secondo un criterio di metodo. O di “teoria della mente”, Ma, nello stesso tempo, va sottolineato anche che un terapeuta non seguirà mai pedissequamente un metodo, perché privilegerà, al metodo, la relazione con il paziente (v. oltre: la relazione). Un altro criterio di suddivisione è il destinatario:
  • L’individuo singolo: adulto, adolescente, bambino.
  • La coppia
  • La famiglia
  • Il gruppo, che può essere un insieme di persone che si uniscono in una situazione terapeutica, ma anche una comunità (gruppo di lavoro, o di aziende ecc.).

Ovviamente, il tipo di destinatario modifica il modo stesso di svolgersi di una psicoterapia. La quale, inoltre, dipende, nel suo stesso esistere, dal problema di volta in volta presentato al terapeuta: un sintomo ben preciso necessita di una particolare strategia, a quel sintomo riferita, ma estesa alla personalità del paziente; un disagio di tipo più generico impone un percorso terapeutico più incentrato sulla personalità; una terapia di sostegno può richiedere interventi attivi da parte del terapeuta, che allora userà “politiche” anche direttive; a una terapia può essere richiesto il compito di creare, nel paziente, una maturazione emotiva, frutto di un percorso di conoscenza di sé.

La Psicoterapia nello Studio De Pas.

Lo Studio De Pas ha, al suo attivo, la formazione psicoterapica in Psicodramma Classico e in Psicoterapia Ipnotica. E l’oggetto di lavoro privilegiato è la Relazione. Nei suoi aspetti sociali e comunicativi, oltre che terapeutici.

Che cosa vuol dire?

Vuol dire che:
  1. La Relazione è fenomeno originario rispetto all’individuo: cioè l’individuo si costituisce a partire dalla relazione. E mai si costituisce come individualità isolata che, poi, stabilisce relazioni. Quindi, ciascuno di noi è il risultato di un continuo andirivieni tra individualità e relazione (prima familiare, poi sociale e sempre in continua alternanza); che sono i “dati” della nostra personalità e identità. Cui si deve attribuire la caratteristica del movimento, e non della stasi, non di qualcosa che “si forma una volta per tutte”. Quindi, il mutarsi, e lo svolgersi, della relazione (l’incontro tra le diverse identità, la loro opposizione, la loro coesistenza, dipendenza/indipendenza, conflitto, incontro, dialogo, silenzio…) è anche il medesimo percorso dell’individuo nella relazione con sé stesso (il dialogo interiore, il conflitto, le motivazioni/demotivazioni, le emozioni, la creatività, il silenzio…).
  2. La Relazione Terapeutica, che in Psicoterapia si stabilisce tra terapeuta e paziente, determina in quest’ultimo una relazione tra sé stesso e i vari “oggetti” del mondo esterno e del mondo interiore: quindi una riflessione, ma anche un’emozione, rispetto ai propri vissuti sociali (le persone che incontriamo, il nostro muoverci dentro a strutture come il lavoro, la scuola, le associazioni) e individuali (i nostri momenti e spazi, nei quali, invece, viviamo la nostra “individuazione” di noi stessi), secondo i nostri vari ruoli.
  3. Questa relazione terapeutica stabilisce nel paziente la conoscenza: conoscenza di sé, delle proprie dinamiche e movimenti interiori; quindi conoscenza del mondo esterno e delle proprie relazioni con questo, da cui, ancora, procedere verso la conoscenza interiore, e così via, in un incessante cammino.
  4. Per “conoscenza”, intendiamo qui: un’acquisizione di un sapere rispetto a sé stessi, che si contrappone a un’imposizione -autoritaria anche nei propri confronti, pregiudizievole e precostituita-  di un modo d’essere ritenuto in qualche modo giusto e auspicabile, in base a parametri di gradimento esterno. La conoscenza non è una tale imposizione: è, invece, la scoperta, in divenire, del proprio specifico modo d’essere e del proprio essere, unico e irripetibile. La conoscenza ci dà la nostra specifica reale essenza, cui autorizzare movimenti, esistenza, cittadinanza. Insomma, la differenza che passa tra “essere” e “dover essere”: con il primo rispondo a quel che io sono e desidero essere, con il secondo, invece, rispondo a esigenze altrui, o, peggio ancora, a esigenze interpretate come mie da me stesso, in realtà, omaggio a mode o bisogni di accoglimento che non rispettano più la mia medesima persona: il bisogno di essere approvato è più forte del bisogno di realizzazione di sé, di affermazione della propria identità. La psicoterapia privilegia, invece, la realizzazione di sé: perché da lì passa l’autostima, che non passa, invece, dal soddisfacimento del bisogno di approvazione, comportando, questo, dipendenza e non-autonomia.
  5. La conoscenza, così intesa in psicoterapia, determina la parola “Sé”: indica l’oggetto di questa conoscenza, nonché l’interpretazione soggettiva, che l’Io fa di questa conoscenza: il Sé è l’oggetto dell’autoriflessione; è, inoltre, il nucleo che si rinnova nel corso dei cambiamenti fisici e psichici del nostro esistere; ed è, anche, il “luogo” in cui si concentrano le nostre richieste rispetto alla propria persona, in relazione col mondo esterno, e con il proprio mondo privato, personale.
  6. Il Sé contiene le proprie potenzialità. Il loro sviluppo porta al vero Sé (Fromm): la somma delle potenzialità di una persona. Un esempio, tratto dal nostro lavoro sul linguaggio: il Sé Balbuziente (cioè: la visione, che, di sé e del proprio linguaggio, ha chi balbetta, determina l’evento balbuzie) contiene, potenzialmente, il vero Sé Parlante (che è la stessa persona che non balbetta). La psicoterapia ha quindi questo compito: lo sviluppo del vero Sé. Contro le pressioni interne alla persona stessa, ma anche quelle “culturali”, che possono determinare sensazioni di inadeguatezza o di deprivazione; contro nuovi “bisogni” più o meno indotti, che possono creare sensazioni di incapacità, quindi paure, vergogne e perdita di autostima.
  7. Il vero Sé soddisfa, e ne è soddisfatto, le esigenze di relazioni, la propria dimensione creativa, il bisogno dell’espressione individuale, soddisfa il bisogno della liberazione e della realizzazione. Della propria espressività: che della relazione, esterna e interna, è strumento principe.
  8. La Psicoterapia si svolge con il dialogo verbale, per lo più. Con i bambini, il mezzo privilegiato è il gioco e il disegno, nonché l’uso del Teatro, nella sua accezione più ampia. Il linguaggio verbale si articola sempre nei vari metodi espressivi, di volta in volta prescelti, spontaneamente o per accordo preventivo (“adesso usiamo il mimo”, “adesso narriamo una storia”, ecc.). Il dialogo verbale trova nell’uso della metafora un canale molto ricco per l’espressività della persona.
  9. La tecnica dello Psicodramma consente un’ampia varietà di ruoli, quindi la capacità di includere numerosi punti di vista di fronte a una medesima realtà.
  10. La Psicoterapia Ipnotica insegna, per prima cosa, la capacità di dirigere il proprio corpo, per renderlo rilassato e disponibile all’induzione. Un’induzione vuole “indurre”, appunto, creare uno “stato modificato di coscienza”. Per prima cosa, il corpo lo si rilassa grazie, principalmente, ad una modalità respiratoria, unita all’intenzionalità della persona a trovare nel proprio corpo questa fonte di energia. E l’intenzionalità del paziente, in psicoterapia, è strumento essenziale: il suo volere andare verso una mèta, ne realizza il raggiungimento. La voce del terapeuta, quindi, lo accompagna (Milton Erickson), attraverso la narrazione e la metafora, verso uno stato modificato di coscienza: che è il prevalere dell’emisfero destro del cervello su quello sinistro. Quindi, una capacità emozionale e creativa arricchita, con cui vivere situazioni interiori o rivivere alcuni vissuti. Non più secondo i consueti schemi razionali (emisfero sinistro), dentro cui si muovono meccanismi di difesa e ripetitività, ma con un riscoperto potenziale, offerto dalla creatività, riflessività, emotività espressa, cura di Sé, e del Sé (emisfero destro). Per scoprire che la nostra mente potrà automodellarsi anche senza bisogno di alcuna induzione, lavorando resilientemente per accrescere il senso di responsabilità al mantenimento del proprio benessere psicologico perché mi importa di me (A. Calzeroni). La resilienza è un termine che la psicologia ha preso in prestito dalla tecnica: deriva dal latino resilire, rimbalzare, e indica la capacità dei materiali a resistere alla rottura. Vuole indicare la capacità della Persona al recupero delle proprie forze e capacità interiori, con cui ricreare il proprio benessere.

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