“Storia” di Simona

"Storia" di Simona


Il testo che segue è una storia raccolta da Simona, cioè rielaborata, partendo dai nostri esercizi di rilassamento.

In verità, più che di rilassamento, si dovrebbe parlare di induzione: quel percorso, guidato dal terapeuta, che consente all’emisfero destro del nostro cervello di avere più spazio, una predominanza, rispetto all’emisfero sinistro, caratterizzato dalla razionalità. Nell’emisfero destro, invece, risiede l’emozione, la creatività, la sensazione. Che ci consentono di trovare nuovi modi di essere, di pensare. Quindi, anche, altre visioni del nostro linguaggio. Allontanandoci dalle nostre personali visioni del nostro modo di parlare, ormai stereotipate.

C’è come un meccanismo, dentro di noi, un meccanismo di cui non sempre ci rendiamo conto, che ci fa costruire il nostro linguaggio sempre nello stesso modo, ce lo fa usare sempre con le stesse caratteristiche: la disarmonia, la velocità, la durezza. E pensiamo il nostro linguaggio sempre e necessariamente così. In realtà, esiste in noi, pur se nascosto, un linguaggio altro, un linguaggio armonico, fluente. Che spesso usiamo, perché siamo più tranquilli, più sereni. E a questo potenziale linguaggio dobbiamo saper accedere con autorevolezza verso noi stessi, e come nuovo “status” di parlanti, grazie alla consapevolezza tecnica che regola le funzioni fonatorie, ma anche grazie alla capacità di attivare questo movimento interiore, questa ricerca continua, in particolare rispetto al linguaggio.


Un movimento verso il nuovo, un nuovo che non è fatto solo del nostro parlato. Questi esercizi di rilassamento, o di induzione, a seconda dei casi, attivano tali movimenti.


Nel caso dell’induzione, creano uno stato modificato di coscienza: che è il prevalere dell’emisfero destro. Oppure, più semplicemente un rilassamento del proprio corpo. Un rilassamento da intendere, come un attivo lavoro che andiamo a fare su di noi. Suo scopo: una precisa percezione del proprio corpo e delle sue singole parti; una ricerca del dominio, frutto della conoscenza, sul proprio corpo. La respirazione è il grande veicolo di questi esercizi: una concentrazione sulle fasi respiratorie, attivate secondo criteri precisi, che possano rispondere al bisogno di conoscere il nostro respiro - strumento principe del nostro parlato - e rispondere anche alle effettive capacità che la nostra respirazione ha di creare in noi uno stato di forte e consapevole rilassamento. Ma oltre agli esercizi respiratori, il fiato viene usato anche per parlare, e raccontare situazioni, spesso inventate, create dal proprio immaginario. E allora si creano delle storie: che vivono di vita propria, sono vere creazioni, su cui non si va a fare nessuna interpretazione, perché sono il nostro “vissuto” di quel momento. Nostro, perché sono la creazione del terapeuta e del paziente insieme, entrambi accomunati dall’ascolto reciproco. Una sintonia, capace di farci trovare, nella nostra interiorità, queste creazioni.

Sandor Ferenczi, psicoanalista contemporaneo di Freud, e suo amico e discepolo ma anche ispiratore, parlava di “analisi reciproca” (tra analista e paziente): un lavoro a due persone, tra due persone sulla propria interiorità. Ognuno è davanti al proprio pianoforte, i pianoforti sono due, e la musica che sentiamo è un unico concerto. Provate ad ascoltare i concerti per pianoforte di Canino e Ballista, e avrete un’idea molto precisa di cosa vuol dire reciproco ascolto e creazione, consonanza, espressione di sé.

Ecco: la storia che segue, raccolta e narrata da Simona, è nata in quello che viene definito il lavoro di “due persone che lavorano in una stanza”. Lavorano sul linguaggio parlato, sì, ma, in realtà, lavorano sull’intera persona. “Persona”. Nella sua accezione più ampia.

Nella prima parte del racconto ero seduta su una fogliolina.


Adesso scendiamo nel polo opposto cioè nel paradiso marino. Appena scesa vado a sedermi sulla nostra conchiglia bianca e osservo lo spettacolo della natura marina.
Arrivano pesci di tutti i tipi e colori.
Arriva anche una testuggine grandissima: a questo punto iniziamo una dolcissima danza tutti insieme.
Poi i miei amici marini a poco a poco si ritirano nelle loro tane. Invece io rimango tutta sola a danzare con i miei pensieri e sensazioni. Mentre danzo mi ritrovo seduta sopra una medusa gigante che mi porta a esplorare i posti più nascosti del fondo marino.


Seconda Parte del Racconto


Ero seduta su una medusa gigante che mi trasportava nei luoghi più nascosti del fondale marino.
Poi decisi di risalire per andarmi a sdraiare su un letto di sabbia dorata.
Era una giornata piena di sole, c'era una brezza marina e un profumo di salsedine meraviglioso.
Sdraiata su questo morbidissimo letto di sabbia dorata vengono a trovarmi dei granchietti che mi fanno compagnia per un po' di tempo.
Decisi di costruirmi una piccolissima nicchia tutta per me e stare per un lungo periodo in meditazione.


Terza Parte del Racconto


Eccoci in fondo al mare dentro alla mia nicchia.
Vedo spuntare dei granchiolini che iniziano una dolcissima danza.
Questi simpatici animaletti mi trasmettono allegria e pace con i loro occhietti, le loro danze, i loro movimenti.
A un certo punto arriva la notte e i mie simpatici amici mi danno la buona notte e vanno a rifugiarsi nelle loro tane.
Io rimango tutta sola a osservare le meraviglie della natura marina e poco dopo mi addormento.


Quarta Parte del Racconto


È l'alba mi sveglio da un forte movimento d'alghe.
Sono affascinata da questo movimento dolcissimo.
Le alghe mi accarezzano il viso come la mano della mamma.
Poi arriva la mia amica tartaruga, mi fa accomodare sul suo guscio e andiamo a scoprire le tane dei nostri simpatici amici granchiolini.
Tento di toccare una tana e vengono fuori una marea di piccoli granchietti multicolore.
Per salutarci iniziano una dolcissima danza tutti insieme.

E io risalgo dal fondo del mare e vado a ritirarmi nel mio letto di sabbia dorata.
E da li guardo l'arrivo dell'imbrunire con tutte le sue sfumature di colori.
Questo andare e venire dal fondo del mare mi dà una carica immensa sia morale che fisica.
Poi arrivano delle foglie tutte colorate, io salgo su una di queste e mi riporta da dove ero partita, cioè sopra a quell'albero da cui vedevo tutto l'universo.
Qui finisce il mio fantastico viaggio dei due poli opposti cioè quell'albero da cui vedevo l'universo, fino al fondo del mare dove mi sono costruita il mio rifugio e ho conosciuto tanti amici sinceri.

A presto, Simona.

PS: Ecco un'altra meravigliosa musica del nostro Gibson:
 
 

Vuoi ricevere la nostra Newsletter?