“Una scoperta che ti cambia la vita” di Giuseppe Novellino

Può un balbuziente parlare con padronanza e scioltezza davanti un vasto uditorio?

Dopo che ha eliminato il suo difetto, ovviamente. Questa risposta facile sembra risolvere la questione in modo lapalissiano.

Che ci sarebbe da aggiungere, infatti?

Ma il problema è più delicato, merita un piccolo approfondimento, alla luce di una testimonianza.

Infatti, che cosa significa guarire dalla balbuzie?

Qualcuno potrebbe rispondere: – Sciogliendo il nodo inconscio che la tiene legata. Insomma, salta alla mente la vecchia psicoanalisi con la sua mitica capacità di snidare i mali nascosti nel profondo dell’anima. Niente di più errato.

La balbuzie si può addomesticare, ridimensionare e addirittura cancellare attraverso l’apprendimento del modo corretto di parlare.
A qualcuno potrebbe sembrare una favoletta, un’affermazione davvero semplicistica. Eppure è quanto è capitato a me. Ben inteso, io il difetto non l’ho addomesticato o ridimensionato: l’ho fatto sparire, letteralmente.

Parlo sul serio, non sto prendendo in giro nessuno.

Lo testimonia la mia vita stessa. Ho sessantatre anni, sono un insegnante che ha felicemente concluso una carriera piena di soddisfazioni e di successi proprio nell’attività di parlare davanti a un pubblico. Ho svolto lezioni, ho tenuto conferenze, ho parlato alla radio; insomma ho fatto del parlare in pubblico la mia attività fondamentale.
Eppure, fino all’età di venticinque anni ero un classico balbuziente. Mi inceppavo di brutto. Quando poi la situazione era particolarmente ansiogena, le parole proprio non riuscivano a venir fuori, rimanevano in gola, perché il fiato che doveva veicolarle era uscito tutto in una volta, lasciandole indietro.
Pensate quale prospettiva avevo di diventare un insegnante! Mi ero da poco laureato in pedagogia, mi si delineava una carriera interessante nella scuola, ma nello stesso tempo mi sentivo con le ali tarpate, impossibilitato a spiccare il volo.

Poi frequentai il corso psicofonico del dottor Roberto De Pas.

Al terzo incontro avevo già trovato la chiave. Ma dovevo imparare ad usarla. Mi ci vollero altri otto giorni e poi alcuni mesi di costante, attenta, quotidiana applicazione. Molto prima che scadesse l’anno mi sentivo padrone indiscusso del mio modo di parlare, non balbettavo più (nel modo più assoluto) e non riuscivo nemmeno a capire come avessi fatto, per venti lunghi anni, ad essere schiavo di quel difetto.

Che cosa avevo scoperto è abbastanza facile a dirsi.
Quattro cose:

  1. il modo giusto di sincronizzare le parole con la respirazione,
  2. la capacità di essere calmo e concentrato nel parlare,
  3. la consapevolezza che il successo era garantito e che portava i suoi frutti,
  4. infine una rinnovata fiducia in me stesso.

Quattro fattori magici, nel vero senso della parola! Bisognava solo scoprirli. Il corso mi aveva guidato nel ritrovamento.

Il resto fu un gioco, nel senso che cercavo le occasioni per cimentarmi: interventi durante pubblici incontri, relazioni orali particolarmente impegnative in ambito scolastico, e poi le prime relazioni su vari aspetti dei miei impegni professionali, sociali e culturali.
E il successo ha creato successo, in un circolo virtuoso davvero esaltante. Mi bastò perseverare per vedere che la consapevolezza si radicava in me. Divenni più sicuro delle mie capacità, delle mie risorse, imparai a concentrarmi su quello che dovevo dire, non sull’uditorio. Insomma divenni (abbastanza rapidamente, lo devo ammettere) quello che sono oggi.
Tutto questo grazie a una scoperta che mi ha cambiato la vita.

Giuseppe Novellino

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